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Banskia, i fiori venuti da lontano
Inviato da Redazione GI il 01-12-2017 11:58
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Di origine australiana, la Banksia è sempre più comune anche in Europa soprattutto come fiore reciso. Tuttavia la sua bellezza e il fascino emanato da questa antichissima famiglia di piante ne suggerisce un più largo impiego anche nei nostri giardini.

Proteaceae. Le avrete senza dubbio intraviste dietro la vetrina di un fioraio, chissà forse al supermercato tra i fiori recisi davanti alle casse, in un bouquet o in un chiosco ad un angolo di strada . E se vi sarete soffermati un attimo incuriositi, vi sarete stupiti di quella forma particolare del fiore, della sua consistenza rigida e inconsueta. Chissà vi sarete chiesti, per un attimo, se fossero finti. Poi, è probabile che vi abbiano affascinato. Perché le Proteaceae hanno un fiore affascinante, hanno foglie affascinanti. Ma è solo questo? Certo, è ben strano che esistano fiori duri come legno e foglie seghettate e robuste, ma non basta. Forse ciò che percepiamo di primo acchito è qualcosa di più nascosto, di più profondo e istintivo. E’ l’antichità di questi esseri viventi che li rende così austeri eppure sfavillanti, reduci di tempi remoti e inimmaginabili. Sì perchè le Proteaceae sono tra le piante a fiore più antiche ancora viventi sul pianeta. La loro origine e diffusione viene collocata durante il periodo geologico di Gondwana attorno a 350 milioni di anni fa, quando i continenti dell’emisfero meridionale erano ancora uniti tra loro. Una vita così lunga presuppone un forte spirito di adattamento e tante vicissitudini superate, tanti pericoli scampati e ingegnose soluzioni. Il loro fiore è uno degli apparati riproduttivi fiorali più antichi del regno vegetale, bisessuale. Un’innovazione fondamentale arrivata quasi identica fino a noi a dimostrazione della bontà dell’idea iniziale. Senza parenti stretti ancora in vita sul pianeta, bizzarre e particolari, sole e resistenti. Le loro vicende si sono necessariamente intrecciate con i cambiamenti del clima e della geologia che un così lungo lasso di tempo ha comportato, e non si è trattato di piccole modificazioni, ma di disgregazione di interi continenti, derive tettoniche e una severissima era glaciale, quella del Permo-Carbonifero, che aveva portato i ghiacci a coprire buona parte delle terre emerse dell’emisfero meridionale costringendo le nostre tenaci protagoniste a rifugiarsi in aree ristrette che sono ancora rispecchiate dalla attuale peculiare distribuzione geografica di questa famiglia. La sua diffusione comprende le terre che componevano il super continente di Gondwana, Africa, Oceania e Sud America, ma con una particolare intensità nella regione del Capo in Sud Africa e in Australia. La varietà di forme e dimensioni è straordinaria all’interno della famiglia, tanto da mettere in crisi lo stesso padre della tassonomia Linneo, che si dice abbia dovuto affrontare non pochi problemi di classificazione nel ricondurre alcune delle piante che si trovava ad analizzare all’interno di questa famiglia. Lo stesso nome di Proteaceae, che deriva dal dio greco Proteo, che tra le sue capacità aveva quella di mutare forma, sta a testimoniare una volta di più la mutabilità di queste piante.
Secondo la moderna classificazione la famiglia delle Proteaceae è divisa in due sottofamiglie (Proteoideae and the Grevilleoideae) comprendenti 80 generi e circa 1600 specie.
Tra i generi più vistosi e di maggior impiego in giardino così come per i fiori recisi vi è senza dubbio la Banksia, di cui approfondiremo caratteristiche e tecniche di coltivazione, appartenente alla sottofamiglia delle Grevilloideae a distribuzione australiana e costituito da 173 specie.

CARATTERISTICHE DELLA PIANTA
La Banksia è generalmente un arbusto di dimensioni variabili, raramente lo si ritrova in forma arborea, in grado di raggiungere anche 15-20 metri di altezza. Il più delle volte costituisce cespugli compatti o prostrati, a volte a portamento più aperto, in aree di macchia o di sottobosco.

Il fiore è probabilmente l’elemento maggiormente caratterizzante non solo questo genere ma tutte le Proteaceae che hanno mantenuto in questo organo una profonda somiglianza di caratteri nonostante le differenze di distribuzione geografica.
In particolare nelle Banksia si tratta di un’infiorescenza a spiga che porta centinaia, a volte migliaia di piccoli fiori dalla composizione particolare, il più delle volte di colore giallo aranciato ma con presenza di specie anche rosse, rosa e viola. Il fiore è completo e bisessuale possedendo sia stami che pistillo. E’ presente un perianzio formato dalla fusione dei quattro tepali o di tre di essi più uno libero, di forma variabile, da doppia spirale a tubulare imperfetta. Fusi nella parete interiore del perianzio si trovano gli stami con le uniche antere esposte sulla superficie interna della coppa. Gli organi femminili sono rappresentati da un piccolo ovario in posizione basale del fiore e un lungo pistillo con lo stigma in posizione terminale inizialmente racchiuso nel perianzio. Questo determina l’aspetto caratteristico dei fiori di Proteaceae che in fase iniziale mostrano i numerosi pistilli ricurvi con l’apice dello stigma ancora intrappolato all’interno del perianzio. Via via che i fiori maturano, iniziando spesso dalla base della spiga dell’infiorescenza, i pistilli si dipanano e si estendono liberando l’antera fuori dal perianzio. Stilo e perianzio assumono nella maggior parte dei casi colorazioni differenti se non contrastanti creando un effetto estetico molto apprezzabile.

L’antesi, ovvero la maturazione delle antere e la dispersione del polline maschile avviene appena prima della distensione dei pistilli in modo da depositare il polline sullo stigma del pistillo. In questo modo il polline viene portato all’esterno sullo stigma e verrà reso disponibile per tutti gli insetti attirati dal fiore ricco di nettare che però molta fatica farebbero ad entrare all’interno del perianzio tubulare e raccoglierne il polline. E’ la cosiddetta strategia del presentatore di polline, in cui la pianta utilizza il proprio stesso stigma come un vassoio su cui esibire il polline prodotto da un altro organo del proprio fiore. In casi normali questo comportamento alla lunga diverrebbe deleterio perché condurrebbe ad una quasi certa e costante autoimpollinazione delle piante con drammatica perdita di biodiversità genetica. Nel caso delle Proteaceae però lo sviluppo di meccanismi di incompatibilità e aborto selettivo nei confronti del proprio stesso polline ha limitato molto questo inconveniente.
Una volta appassito il fiore può persistere sulla pianta per lungo tempo assumendo colorazioni che virano verso il marrone e conservando spesso la struttura fiorale con perianzio e stili. In altri casi il cono rimane nudo. I semi sono dei follicoli formati da due valve parallele ben serrate che si ingrandiscono lungo il cono fiorale. Su centinaia e migliaia di fiori una piccolissima percentuale giunge a formare il seme. Il cono è spesso persistente sulla pianta anche per tutta la vita di questa, aprendo i follicoli per la dispersione dei semi solo dopo un lungo periodo di attesa o in concomitanza con eventi traumatici come un incendio. In un numero minore di casi le valve si aprono invece a maturazione del seme senza bisogno di altri stimoli. Ogni follicolo contiene uno o due piccoli semi di forma appiattita ed alata.

Se il fiore è la caratteristica prominente di questo genere e di particolare importanza perché rappresenta una grande continuità con i primi esperimenti di riproduzione attraverso il fiore nella storia vegetale e un elemento di forte somiglianza con le altre Proteaceae, le foglie non sono meno interessanti per forme e varietà.

Queste infatti non mostrano affatto caratteri condivisi fissi. Al contrario una grande varietà caratterizza le diverse specie di Banksia, in particolare con riferimento alle diverse condizioni ambientali di vita. Se infatti nelle aree più calde e umide sono di grandi dimensioni, è soprattutto nelle zone più fredde e secche, dove anche è maggiore la differenziazione del genere, che troviamo un massimo di varietà fogliare Spesso si tratta di sclerofille, foglie dalla consistenza molto dura e coriacea. Molta differenza si ritrova anche nella forma, più o meno allungata e dai margini lisci o seghettati. Rispetto alla prima caratteristica in particolare per lungo tempo si è pensato rispondesse a necessità di contenimento della dispersione idrica in climi caratterizzati da lunghe estati secche. Oggi si è più propensi a considerare come importante elemento esplicativo anche la povertà di nutrienti in cu queste piante si trovano a vivere.
Rispetto invece alla forma della foglia a volte può essere dovuta alle condizioni ambientali attuali o pregresse. Banksia ericifolia per esempio mostra foglie sottili come aghi, lascito di una storia evolutiva profondamente segnata dall’adattamento alle condizioni fredde dell’era glaciale del Carbonifero-Permiano.

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