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Petunia: coltivazione storia e curiosità
Inviato da Redazione GI il 11-05-2011 13:37
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Curiosamente, il nome di uno dei fiori più amati e generosi, presente in balconi e giardini un po’ ovunque nel mondo, è stato scelto dall’autrice della saga di Harry Potter per un personaggio “negativo”, la zia Petunia Dursley. Magra, antipatica, ficcanaso e con un terrificante profilo cavallino, la zia Petunia non ricorda certo la bellezza semplice e allegra di questo fiore, arrivato dal Brasile in Europa intorno alla metà del ‘700. Quelle che coltiviamo in vaso e nelle aiuole sono frutto di innumerevoli incroci all’interno del gruppo di petunie ibride, generate inizialmente dall’unione fra Petunia axillaris e Petunia violacea. Un matrimonio davvero ben riuscito, con una figliolanza numerosissima e diversificata. La petunia ha infatti il pregio di un patrimonio genetico molto differenziato, e la capacità di miscelare facilmente le caratteristiche dei genitori per ottenere nuove generazioni che conservano parte dei caratteri introducendone dei nuovi. Chiunque abbia avuto in giardino o in vaso le petunie classiche sa che l’anno successivo quasi sempre ne nascono di nuove, con colori diversi. Cosa che, purtroppo, non accade con le bellissime petunie ricadenti moderne, le notissime Surfinia, che sono sterili.

Doppie e rosse: la storia
Nel secolo XIX le petunie si diffusero rapidamente in Europa. Furono soprattutto i giardinieri inglesi e tedeschi a ibridarle con accanimento, mirando a quello che allora sembrava impossibile: ottenere fiori doppi, e riuscire a veder fiorire delle petunie rosse. Le prime furono ottenute all’inizio del ‘900, e ancora oggi conoscono una certa diffusione, anche se soppiantate dalle Surfinia. Quanto al rosso, bisogna aspettare il 1953, quando fu presentata la varietà “Comanche”, mentre il giallo arrivò fra le petunie solamente nel 1977, con “Summer Sun”. Oggi sono disponibili in una gamma di colori eccezionale, ma ancora manca l’arancione, un cromatismo che gli incroci sempre più complessi e sofisticati non sono riusciti a produrre, o quanto meno non in una forma stabile che possa avere uno sviluppo commerciale. Perché le petunie sono un vero e proprio gigantesco business, a livello internazionale, e molta parte di questo grande mercato è occupato dalle Surfinia e dalle loro nuove versioni miniaturizzate, le Million Bells.

I segreti per non perdere neppure un giorno di fiori
La coltivazione delle petunie in ogni versione, da quelle classiche alle moderne Surfinia e Million Bells, è davvero facilissima. Le delusioni sono legate prevalentemente a due errori: poco concime e irrigazioni irregolari o carenza di adeguato drenaggio.


Il nutrimento è indispensabile ogni 8-10 giorni da maggio ad agosto-settembre, avendo cura di utilizzare un preparato per piante da fiore (va benissimo anche quello per gerani).

Un accorgimento utile è quello di lasciare un periodo di riposo verso fine luglio: 15 giorni senza concime, possibilmente spostando la pianta in mezz’ombra ed effettuando una moderata potatura, con l’asporazione dei rami che si sono allungati troppo e di tutti i fiori appassiti, per riprendere poi con il nutrimento e la posizione soleggiata. In questo modo l’esemplare riprende energia e torna a fiorire copiosamente.


L’irrigazione deve essere costante e regolare; la pianta non ha grandi capacità di riprendersi dopo un periodo di siccità. In caso di assenza per vacanze conviene dunque affidarla a qualcuno o dotare il vaso di un sistema di irrigazione automatico, spostandolo all’ombra se possibile per ridurre i rischi di disidratazione.


Le petunie non amano la pioggia e dopo un temporale è facile che appaiano danneggiate. In genere, nel giro di poche ore si riprendono; in caso di danneggiamenti dovuti al vento o a un acquazzone particolarmente violento, è bene asportare le parti più rovinate, svuotare il sottovaso e far asciugare bene il terriccio prima di innaffiare nuovamente.


Le varietà classiche fioriscono normalmente all’apice degli steli e, nel tempo, essi possono diventare lunghi e nudi, Meglio dunque potare periodicamente, per fare in modo che si formino dei getti laterali dai quali si otterranno nuovi boccioli.

(tratto da “La felice petunia, di L. Lombroso, Giardinaggio n.4, 2010)

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