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Solanacee: una grande famiglia
Inviato da Redazione GI il 11-07-2011 17:32
Solanum

Non è un evento frequente, ma a volte capita: alcuni generi botanici sono talmente vasti da comprendere piante diversissime fra di loro, che mai si potrebbero ritenere parenti stretti a colpo d’occhio. È questo il caso del genere Solanum, appartenente alla grande famiglia delle Solanacee, che fra le sue 1.400 specie di piante erbacee, arbustive e arboree, annuali o perenni, comprende piccoli alberi e pungenti cespugli, erbe selvatiche, esemplari infestanti, piante apprezzate per i fiori oppure per le bacche, numerose specie da frutto commestibile e altrettante da cui stare alla larga perché velenose.

Dal punto di vista estetico, l’unica caratteristica comune è data dal fiore, costituito da 5 petali e 5 sepali, stellato o campanulato e con stami sporgenti e vistosamente gialli. Anche i frutti si assomigliano molto fra le diverse specie, ma va segnalata l’eccezione delle bacche coltivate a scopo alimentare, selezionate in forme e dimensioni ben differenti rispetto a quelle delle piante ornamentali o selvatiche. In comune anche il contenuto di alcaloidi, sostanze tossiche (come la solanina, l’atropina, la solanocapsina ecc.) che, se ingerite in determinate quantità, provocano avvelenamenti che possono anche culminare con la morte. Per fortuna, il quantitativo varia, oltre che da una specie all’altra, anche all’interno del ciclo vegetativo: è per questo motivo che pomodori e melanzane a maturazione divengono del tutto commestibili e che le patate invece vanno consumate finché sono ancora perfettamente bianche o gialle o rosse secondo la varietà. Le sfumature verdi su frutti e tuberi, infatti, sono date dalla solanina che, così, si fa riconoscere ed evitare!

 


Spontanee in Italia

Si tratta di tre Solanum che fanno parte della nostra flora e che, volendo, possono essere inseriti in un giardino naturalistico (privo di bambini o animali domestici) perché i fiori e i frutti hanno un certo valore ornamentale. Il S. dulcamara, o erba morella rampicante, deve il nome “dolceamaro” al sapore dei nuovi germogli sui rametti, dapprima amaro e poi dolce: vi sconsigliamo, tuttavia, di fare la prova, visto che si tratta di una pianta velenosa in ogni momento del ciclo e in ogni sua parte. Sono solo gli uccelli a potersi cibare impunemente dei frutti maturi, diffondendone così i semi. È una pianta erbacea perenne e rustica, che cresce nei boschi umidi, lungo corsi d’acqua, nelle siepi, vicino alle abitazioni e ai ruderi in tutta Italia. È alta fino a 2 m, dotata di un fusto legnoso nella parte basale, che si avvolge a qualunque tutore. Fiorisce da giugno a settembre con corolle violacee e stami gialli, riunite in ricche pannocchie, generalmente pendenti. Le bacche mature sono rosse, ovali, molto decorative. Ha invece bacche di colore giallo-arancio e di forma allungata il S. luteum o morella rossa, che si differenzia dalla dulcamara per la taglia minore, il portamento eretto e le infiorescenze costituite da soli 3-5 fiori. Sono infine neri i frutti del S. nigrum, la morella comune, per il resto molto simile alla morella rossa.

 


Da fiore o da bacca, temono il freddo

I Solanum da fiore, con l’eccezione di S. amygdaloides, non sopportano le basse temperature invernali: sotto i 5 °C la pianta va protetta con un velo di non tessuto o ricoverata in serra fredda; sotto gli 0 °C è meglio ritirarla in un luogo fresco (pianerottolo, veranda, cantina luminosa…). Tollerano tutti il gran caldo estivo e i venti salmastri, ma non quelli freddi invernali, nemmeno al Sud.

Si coltivano in piena terra nel Sud Italia, in un grande vaso (diametro min 40 cm) nel Nord. Non hanno esigenze particolari per il substrato: basta solo che non sia acido o poco drenato. La posizione deve sempre essere il più possibile soleggiata, anche d’estate.

Dalla primavera all’autunno bisogna curare l’irrigazione, abbondante ma distanziata nel tempo, e la concimazione, almeno ogni 15 giorni con un prodotto liquido per piante da fiore.

Tutti amano potature anche severe, da effettuare in pieno inverno: svolgono la benefica funzione di restituire forma e vigore alla pianta e favorire una ricca fioritura (che avviene all’apice dei rami in crescita).

I Solanum da bacca (con l’esclusione di S. pseudocapsicum) temono temperature inferiori agli 8 °C. In primavera-estate vivono all'aperto, al sole, ma protette da quello eccessivo del mezzogiorno, ben concimate e innaffiate in abbondanza solo quando è necessario. In autunnoinverno vanno invece ricoverate in un luogo fresco (a 15 °C) per mantenere più a lungo possibile i frutti. Alla loro caduta, tutte e tre le specie vanno potate drasticamente (a 15 cm da terra) per favorire una copiosa fruttificazione l’anno successivo.


 

(tratto da “Solanum, dal campo di patate al gazebo fiorito”, di E.Tibiletti, Giardinaggio n.7-8, 2011)

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