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Malattie fungine: il marciume radicale
Inviato da Elena Tibiletti il 12-09-2012 11:05
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Nomi scientifici: Armillaria mellea, Pythium ecc.

 

Che cos’è: una fra le malattie fungine più subdole, perché quando diventa evidente è in genere troppo tardi per salvare la pianta. È causata da numerose specie di funghi, sia quelli superiori come l’armillaria o chiodino o famigliola buona (fungo commestibile) che attaccano piante legnose, sia quelli inferiori microscopici che aggrediscono in prevalenza le piante erbacee.

 

Quali piante attacca: il chiodino colpisce indifferentemente alberi e arbusti sia ornamentali sia da frutto; i funghi microscopici, oltre ad alberi e arbusti, aggrediscono anche le piante erbacee verdi e da fiore.

 

Come si manifesta: se è causato dal chiodino, in ottobre si notano i funghi veri e propri alla base del tronco. Se è dovuto a funghi microscopici, si vede un annerimento al colletto; rapidamente l’esemplare appassisce, mantenendo le foglie che pian piano anneriscono; lo stelo si affloscia, la zona del colletto annerisce e, sollevandola, la pianta si stacca subito dalla terra perché sono marcite le radici.

 

Che danno provoca: il decorso sulle piante erbacee è fulminante, perché nell’arco di poche settimane l’esemplare appassisce e muore; il marciume radicale dà manifestazioni evidenti quando è in genere troppo tardi per intervenire. Sulle piante legnose invece occorrono alcuni anni prima della morte, durante i quali la stabilità dell’esemplare può essere compromessa: potrebbe bastare un forte vento per far crollare un albero.

 

Quando colpisce: i chiodini si notano quando appaiono in autunno, ma l’arrivo del fungo risale alla primavera con la sua umidità; i funghi microscopici hanno bisogno di un substrato che rimanga a lungo molto umido, magari con un’elevata umidità dell’aria, quindi è facile osservarli in serra durante l’inverno o in caso di eccesso d’irrigazione.

 

Come si previene: il substrato (sia in giardino sia in vaso) deve avere un drenaggio perfetto e le annaffiature non devono essere eccessive. Evitate le ferite al tronco (per es. con il decespugliatore). Dopo aver estirpato un esemplare ammalato buttate via il terriccio e lavate il vaso con candeggina; in piena terra disinfettate la buca con sali di rame e lasciatela aperta per sei mesi.

 

Come si cura: per piante erbacee, al primo accenno di annerimento, svasate l’esemplare, eliminate con cura e gettate tutto il terriccio umido, recidendo anche le eventuali radici marce, e rinvasate con substrato nuovo e asciutto; non bagnate per almeno una settimana e irrorate tutta la pianta con un prodotto a base di sali di rame; se l’esemplare dà segni di vita, ripetete il trattamento dopo 15 giorni e bagnate pochissimo; se invece non si riprende, la sorte è segnata. Per piante legnose, se vedete i funghi in autunno eliminateli subito, poi sollevate la corteccia e togliete tutta la parte biancastra (il micelio del fungo) anche sotto terra, quindi trattate con sali di rame, ripetendo l’intervento almeno tre volte fino alla primavera.

 

Ecco il nostro video tutorial su come curare alcune fra i più comuni parassiti e malattie:

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