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La cattleya, fra le orchidee spontanee
Inviato da Redazione GI il 29-10-2012 16:11
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Nome scientifico: Cattleya

Famiglia: Orchidacee

 

 

Com’è fatta: sono circa 60 le specie spontanee, quasi tutte epifite (vivono attaccate ai rami degli alberi) e originare dell’America centrale e meridionale, dalla foresta amazzonica fino alle vette delle Ande. È dotata di pseudobulbi e di radici grosse e carnose ricoperte da uno strato spugnoso (“velamen”) che può assorbire molta acqua. Si sviluppa da un corto rizoma e la nuova vegetazione si origina alla base della vecchia. Ne esistono due grandi gruppi: le “monofogliate”, dotate di pseudobulbo a forma di clava con un’unica foglia alla sommità, e le “bifogliate”, che alla sommità dello pseudobulbo cilindrico portano due o tre foglie. La differenza è evidente anche nei fiori: le monofogliate formano generalmente fiori singoli (al massimo tre o quattro) riuniti in infiorescenze e a fiorire è solo l’ultimo pseudobulbo che si è sviluppato, mentre le bifogliate hanno solitamente infiorescenze più pesanti, ma con fiori più piccoli, e possono fiorire da più pseudobulbi contemporaneamente. I fiori nascono alla sommità dello pseudobulbo nel punto dove sono inserite le foglie; le dimensioni sono variabili, perché alcune specie hanno fiori piccolissimi e altre molto grandi; negli ibridi vi sono esemplari con fiori di diametro superiore ai 20 cm.

 

Dove metterla: accanto a una finestra esposta a est, sud o ovest, con ottima illuminazione e una-due ore di sole diretto non nelle ore centrali della giornata.

 

Come si coltiva: la temperatura ideale è compresa tra 13 e 30 °C. L’umidità è il fattore fondamentale: in estate possono servire anche tre nebulizzazioni al giorno, in inverno ne può bastare una sola (mai sui fiori). L’annaffiatura si effettua quando il vaso è diventato leggero: le piante adulte devono asciugare bene tra un'annaffiatura e l'altra, mentre le piantine giovani hanno bisogno di un'umidità maggiore. Le piante in fase vegetativa hanno bisogno di più acqua di quelle in fase di riposo. Dalla fine di febbraio (per piante a fioritura primaverile) o dalla fine di agosto (se a fioritura autunnale) vanno concimate con un prodotto ad alto contenuto di azoto (30-10-10), specifico per orchidee, ogni 20 giorni circa fino al termine della fioritura, sospendendo nei restanti periodi.

 

Contenitore e substrato: il substrato ideale è la corteccia di pino (“bark”). I recipienti sono i più vari, dai vasi di terracotta a quelli di plastica e alle zattere, fino ai cestelli sospesi; non devono essere troppo grandi rispetto alla pianta, che si deve ancorare bene al contenitore, e più grande è il recipiente più difficile sarà l’ancoraggio. Il periodo ottimale per il rinvaso cade circa quattro settimane dopo che la pianta ha fiorito, quando cominciano ad apparire i nuovi germogli e le radici hanno iniziato a vegetare. Il rinvaso è anche il momento della moltiplicazione, quando si possono dividere le piante staccando i pezzi di rizoma che presentano almeno tre pseudobulbi ben sviluppati.

 

I suoi nemici: la cocciniglia cotonosa, da eliminare manualmente se i parassiti sono ancora pochi, oppure da combattere con gli appositi prodotti anticocciniglia; il marciume radicale causato da un eccesso d’acqua; l’acqua troppo fredda o molto dura o ricca di sali.

 

Curiosità: il genere Cattleya fu denominato nel 1824 dal botanico John Lindley, che lo dedicò a William Cattley, eminente orticoltore che per primo, nel 1818, coltivò in Europa alcuni esemplari. La scoperta di queste piante fu del tutto casuale: arrivarono nelle serre di Cattley sotto forma di materiale da imballaggio per altre piante tropicali e solo in seguito l’orticoltore si rese conto di trovarsi di fronte a fiori di rara bellezza. Gli ibridi vengono considerati le più “sfacciate” fra le orchidee, per la grandezza dei loro fiori rispetto alla maggior parte delle altre consimili.

 

Articolo di Elena Tibiletti

 

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