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La pianta di origano, com'è e come si usa
Inviato da Redazione GI il 05-12-2012 13:52
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Nome scientifico: Origanum onites, O. heracleoticum

Famiglia: Lamiacee o Labiate

Com’è fatta: perenne con fusti lignificati alla base ed erbacei in alto, raggiunge i 50 cm d'altezza, ramificandosi fittamente. I rami sono pelosi, color rosso-amaranto, al Nord scompaiono in inverno. Le foglioline, opposte e picciolate, hanno colore verde grigiastro e sono ovali e appuntite. I piccoli fiori sono raccolti in pannocchie apicali di colore variabile da bianco-rosato a rosa porpora, compaiono tra luglio e agosto, e sono molto frequentati dalle api.

Dove si coltiva: in piena terra nel Centro-Sud; in vaso dalla Val Padana in su.

Come si coltiva: in vaso di plastica di almeno 18 cm di diametro. Vuole un terreno anche povero ma ben drenato. La posizione deve essere soleggiata, soprattutto nel Nord. Va annaffiato con moderazione d’estate solo se vive in vaso. Non serve la concimazione. Si moltiplica da seme o per divisione dei cespi. Nelle zone più gelide, il vaso va ricoverato in cantina in inverno. Non ha particolari nemici.

Come si usa in cucina: dopo aver essiccato le foglie, vanno aggiunte con parsimonia, data l'intensità dell'aroma, alla pizza, alla caprese, all'insalata di pomodori e alla pizzaiola di carne o di pesce. Una spruzzata insaporisce il pesce (al forno, grigliato o al cartoccio) e le verdure, come zucchine, funghi, peperoni, melanzane, fagioli e patate. Da provare anche su pane e focacce, con le uova e il riso. Macerato in olio o aceto dà un tocco in più alle insalate. Si utilizza anche per amari e liquori.

Come si usa in cosmesi: per riposare i piedi stanchi bollite 30 g di fiori secchi in 1 litro d'acqua per 5 minuti, aggiungete all'acqua fredda del pediluvio. Per un bagno stimolante e deodorante bollite per 10 minuti 40 g di fiori secchi in 1 litro d'acqua, lasciate in infusione per 20 minuti, aggiungete all'acqua del bagno.

Curiosità: è la pianta aromatica non tropicale commercialmente più importante a livello mondiale, e l'Italia ne è il maggior produttore e consumatore, anche se in realtà, soprattutto al Sud, il commercio riguarda la produzione delle piante spontanee. Nell'antica Grecia si riteneva che fosse una creazione di Afrodite, dea dell'amore, la quale aveva donato alla piantina il profumo soave e al tempo stesso piccante. A Roma veniva apprezzato per le proprietà terapeutiche: Dioscoride, Columella e Plinio narrano che si utilizzava per stimolare i succhi gastrici e le funzioni epatiche. Viene chiamato anche “erba acciuga, acciughera”, perché in passato si usava per aromatizzare la pasta d’acciughe.

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