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Petunie, potunie o surfinie? Un po’ di chiarezza
Inviato da Redazione GI il 17-04-2013 11:17
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Petunie, potunie e surfinie: l’Azienda Agricola Tarricone Graziella fa un po’ di chiarezza sulle differenze,  in concomitanza con l’inaugurazione il suo nuovo portale.

 

La petunia è una solanacea originaria del Brasile, che viene utilizzata a scopo ornamentale da moltissimo tempo: le varietà da aiuola o ciotole vengono da sempre moltiplicate da seme, mentre le varietà più “moderne” sono riprodotte in larga scala per talea.

Per semplificare e prendere confidenza con un principio basilare della pratica agronomica, occorre rendere atto che nella moltiplicazione per seme, è sottointeso l'intervento di due componenti della pianta: maschile e femminile, che nel caso della petunia sono presenti nello stesso fiore, ma che possono raggiungere la maturità anche in tempi diversi.

Se, ad esempio, dal fiore della pianta A, la parte maschile ha già raggiunto la maturità e un insetto raccoglie il polline maturo per poi spostarsi sulla pianta B, in cui la parte femminile è già in grado di accogliere il polline, ma quella maschile non ha ancora raggiunto la maturità (Antesi), ecco che avviene, per via del tutto naturale, il processo di “ibridazione”: il seme che sarà contenuto nel frutto che si formerà, avrà un codice genetico diverso da quello della pianta che lo ha generato. Inoltre, in base alla capacità di essere “dominante” dei singoli caratteri del codice genetico, anche senza incrocio dovuto a vento o insetti, ma semplicemente dall'unione maschio femmina all'interno di un singolo fiore, si possono avere semi che genereranno piante diverse dalla pianta “madre”. Ho trovato sempre molto affascinante questo concetto...

Quando la moltiplicazione avviene invece per talea (moltiplicazione agamica), tutta questa magia compare: la talea, come la margotta, la propaggine, l'innesto, sono pratiche agronomiche riconducibili ad una fotocopiatrice. Ogni porzione di stelo prelevato dalla pianta A, genera un'altra pianta A, con l'identico codice genetico. Molto meno affascinante, non vi pare? Ma, ahimè, estremamente più redditizio! Tornando alle nostre petunie, circa una ventina d'anni fa, un signore giapponese, a servizio di Suntory, una multinazionale con interessi diversificati, attiva soprattutto nel campo “food and beverage” attraverso la conoscenza e l'uso delle tecniche di ibridazione di cui abbiamo parlato, ottenne una Petunia molto vigorosa, di colore viola porpora, che, se coltivata con i dovuti accorgimenti, dava dei risultati come pianta da balcone fino a quegli anni, impensabili. Cominciarono a riprodurla su larga scala, per talea. Gli esperti di marketing si diedero da fare, e nacque il marchio Surfinia. Ancora oggi Suntory percepisce le royalty per ogni singola talea che viene posta in radicazione. Un businnes immenso.

E un condizionamento “mentale” da paura. A tutt'oggi ci vengono richieste “le Surfinie” identificando questo nome come una petunia a portamento ricadente. Questo perché molti hanno recepito il nome “Surfinia” come un genere botanico. Non è così: si tratta semplicemente di ibridi di petunia a cui ogni ibridatore o moltiplicatore assegna un nome commerciale, che può essere, solo per citare i principali: Surfinia, Cascadias, Fortunia, Sweetunia, Veranda, Surprise, Sentunia... In ogni caso sempre petunie, che differiscono sicuramente per caratteristiche varie, come precocità, vigoria, dimensione del fiore, ortamento, eccetera, eccetera...

“No, no... io voglio le Surfinie, non le petunie!” Ecco: a me si attorciglia lo stomaco, ma capisco che è una battaglia persa.. I principi del marketing hanno trionfato...Un altro caso, diverso e più recente, è stato quello delle petunie con portamento a cuscino: frutto del lavoro dello staff tecnico di Red Fox della famiglia Dummen, in Germania, questo splendido ibrido di petunia ha un comportamento vigoroso ma molto compatto e i fiori sono disposti molto regolarmente al di sopra del fogliame, creando dei cuscini fioriti molto vistosi. Qui gli esperti di marketing hanno sfornato una vera chicca, chiamando questa linea di petunie “Potunia”, giocando sull'assonanza del nome botanico con la parola “Pot” che, in lingua inglese (...e quindi internazionale...) significa vaso. Quindi: petunia da vaso = Potunia. Geniale. Ma quale è stata la ricaduta sul pubblico: “Scusi, ma che differenza c'è tra PETunia e POTunia? “ chiedono smarriti i clienti: ovviamente nessuna, se non che il primo è il nome botanico della seconda... ancora una volta il marketing ha raggiunto il suo scopo, che è quello di identificare un prodotto con un nome univoco e facile da ricordare, indifferentemente da una corretta identificazione della specie.

 

Testo in collaborazione con i vivaisti dell' Azienda Agricola Tarricone Graziella