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Frangipani o plumeria, un fiore perfetto
Inviato da Redazione GI il 10-07-2013 09:44
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Il Frangipani o Plumeria è un fiore che evoca immediatamente la Polinesia, ma non è la madrepatria: la decina di specie esistenti proviene interamente dall’America tropicale, in particolare dalle regioni caraibiche (Porto Rico, Giamaica, Cuba ecc.), dalla zona dell’istmo e dalla porzione settentrionale del Sud America, tant’è vero che gli esemplari più maestosi, veri e propri alberi ultracentenari, si trovano in Messico.

 

CUGINA DELL’OLEANDRO
Nel mondo il genere Plumeria annovera sette specie, numerose sottospecie e oltre 200 ibridi, che si differenziano tra di loro per lo più per il colore dei fiori, mentre le caratteristiche botaniche sono piuttosto simili.

È un arbusto che nelle nostre case si ferma tra 1,5 e 2 m d’altezza, mentre negli esemplari vetusti in madrepatria si trasforma in un alberello alto fino a 10 m. Il fusto carnoso e verde nelle piante giovani (nonché fragile), imbrunisce e si lignifica irrobustendosi con l’età; dapprima diritto e privo di ramificazioni, poi suddiviso in tre rami che a loro volta si dividono in altri tre e così via. L’annotazione non è peregrina: quando la pianta incomincia a ramificarsi (dopo almeno 6-7 anni di vita e 1 m d’altezza), ha anche la maturità giusta per produrre i primi fiori.

E qui sboccia lo spettacolo: al centro della ramificazione si alza un’infiorescenza che porta 20-30 fiori  contemporaneamente, curiosamente simili a quelli dell’oleandro (il parente mediterraneo, visto che entrambe le specie appartengono alla famiglia delle Apocinacee), ma un po’ più grandi (fino a 8 cm di diametro). Ogni corolla, imbutiforme, è formata da 5-7 petali nelle tinte classiche, bianco puro, giallo, rosa, arancione e rosso porpora, con occhio centrale di colore contrastante, ma anche in quelle ricavate dai floricoltori, come crema, salmone, malva, lilla e lavanda, e le sfumature pastellate degli ibridi Rainbow (arcobaleno).

Nel nostro Paese la fioritura appare tra la fine di giugno e l’inizio di settembre e si fa notare, oltre che per la perfezione delle corolle, anche per la fragranza che emana a distanza: in alcune specie i fiori sono profumatissimi, fruttati, quasi stordenti, soprattutto dal tramonto all’alba, in altre risultano inodori, in altre ancora emanano un sentore penetrante non proprio gradevole (spesso assomiglia a una crema solare “usata”).

Seguono poi i frutti, follicoli allungati contenenti coppie di semi che nei luoghi d’origine maturano in otto mesi: alle nostre latitudini difficilmente si formano e, se accadesse, è meglio eliminare il frutto che richiede un grosso sforzo produttivo alla pianta, a scapito della successiva fioritura.

 

MANEGGIARE CON PRUDENZA
La famiglia delle Apocinacee è caratterizzata dalla produzione di lattice, trasparente come nell’oleandro oppure bianco lattiginoso come nella dipladenia, nella mande villa e, appunto, nella plumeria, dove risulta per giunta colloso. Le foglie staccate anzitempo, gli steli fiorali eliminati all’appassimento oppure i rami tagliati gemono abbondantemente lattice che si appiccica ai polpastrelli.

Fate attenzione, perché è un lattice velenoso per ingestione (non mettetevi le dita in bocca) ma anche per contatto, non solo nei soggetti allergici, ma anche sfregando inavvertitamente occhi o bocca. La cosa migliore? Indossare i guanti in lattice, maneggiandola.

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