Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
il fiore
Gi
Coltivare clerodendri all'aperto, i consigli
Inviato da Redazione GI il 09-09-2013 11:27
Clerodendrum_bungei_foto_62b8d049

Delle numerosissime varietà esistenti, due sono le specie di clerodendri che, in Italia, si possono coltivare all’aperto tutto l’anno: C. trichotomum e C. bungei. Il primo resiste anche sulle Alpi, se posizionato in pieno sole anche d’inverno e in posizione riparata dai venti freddi, il secondo si ferma alla Val Padana, in uguale collocazione.

 

 

 

 

Clerodendrum Trichotomum, il più diffuso
Il più noto è C. trichotomum, un grazioso alberello diffusissimo nei giardini della Val Padana, dove era particolarmente di moda tra gli anni ’70 e ’80. Arrivato in Italia dal Giappone nel 1860 (donde il nome italiano di “clerodendro giapponese”), non teme assolutamente il gelo fino a –15 °C.

 È un alberello alto e largo al massimo 6 m, con la scorza grigia e ruvida e i rami a ombrello, allevabile anche a cespuglio (fino a 2 m d’altezza): per la forma ad albero, più adatta a piccoli giardini, in autunno bisogna eliminare dalla base i polloni. La crescita non è rapidissima ma neppure lenta.

 In primavera, emette grandi (lunghe fino a 20 cm) foglie cuoriformi, con margine intero o irregolarmente dentato, decidue, ruvide sulla pagina superiore e tomentose su quella inferiore, di colore verde scuro, che emanano un odore sgradevole ma solo se  vengono strofinate (però in Asia vengono consumate lesse…).

 In agosto produce splendidi, vistosi racemi (diametro fino a 20 cm) apicali di fiori bianchi con quattro stami rosa-viola, profumatissimi (inondano per decine di metri l’aria circostante), che da settembre in poi si trasformano in curiosi frutti (bacche) con il calice a forma di carnosa stella rosa shocking con al centro un grosso seme prima blu e poi nero: durano sui rami per tutto l’inverno, se gli uccellini non ne fanno razzia (ma per l’uomo il seme è velenoso).

 Ne sono reperibili due varietà, piuttosto rustiche: ‘Fargesii’ ha foglie dai riflessi bronzei, fiori bianchi e fruttificazione abbondante; ‘Carnival’ sfoggia un fogliame di colore verde-blu marginato irregolarmente di giallo-grigio.

Oltre che il gelo, sopporta anche il caldo torrido e afoso, ma preferisce climi freschi e non tollera la salsedine; il vento forte è un nemico che può danneggiare le grandi foglie.

 Predilige un sito in pieno sole, a mezz’ombra fiorisce meno. Si adatta a qualunque tipo di terreno, anche argilloso (ma lo gradirebbe fertile, poco calcareo e ben drenato), e al terribile inquinamento cittadino. Va curato nei primi due anni dall’impianto, offrendo irrigazioni regolari ma distanziate durante la bella stagione, poi non richiede altre cure particolari.

 Le concimazioni in autunno e primavera con un prodotto per arbusti da fiore sono utili alla fioritura.

 Non ha particolari nemici. Si può coltivare in vaso grande per una decina d’anni.

 

 

Clerodendrum Bungei, nuvola rosa
Grazie alla sua discreta resistenza al freddo (fino a –10 °C), è relativamente diffuso anche C. bungei, un arbusto originario degli altipiani e delle vallate fresche comprese tra Cina, Himalaya, Taiwan e Vietnam, che raggiunge 1,5-2,5 m di altezza e che prende il nome da Alexander von Bunge, botanico ottocentesco dell'Universit di Tarru, in Estonia. Ha portamento arbustivo, ben ramificato e, volendo, si può allevare ad alberello eliminando i polloni basali e lungo il fusto.

 In primavera si riempie di foglie decidue, ampie, cuoriformi, acuminate, dentate ai margini, di colore verde scuro sulla pagina superiore e con peli rossastri su quella inferiore; se strofinate, anch’esse emettono uno sgradevole odore (il che giustifica il precedente nome della specie, C. foetidum).

  I fiori, piccoli, profumati, stellati, con calice piccolo e tubo corollino lungo e sottile che si apre in cinque segmenti lineari, sono di colore rosa brillante e compaiono, in luglio-agosto, riuniti in grandi corimbi ombrelliformi arrotondati, larghi fino anche a 20 cm, vistosissimi: l’arbusto assomiglia a una nuvola rosa.

Come il precedente, è una specie rustica che preferisce posizioni protette con luce molto forte, ma al riparo dai raggi diretti del sole, specie in estate, e temperature invernali né troppo fredde né troppo calde (ideale una serra fredda o una veranda fresca e arieggiata; temperature superiori ai 10 °C sono eccessive).

 Tende ad accestire facilmente e questo rende la divisione dei cespi il miglior metodo di moltiplicazione per la specie. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che, se non controllato nei suoi getti, può diventare infestante e, per il medesimo motivo, fatica a vivere in vaso (diametro minimo 50 cm e al massimo per 7-8 anni). Al tempo stesso la capacità pollonifera fa sì che possa riprodurre un fusto dalle radici anche in caso di inverni particolarmente rigidi (sotto i –12 °C per parecchi giorni).

 In vaso e negli spazi ristretti può essere potato anche della metà per contenerne l’ingombro. La rimozione delle prime infiorescenze sfiorite spesso induce l’arbusto a produrne altre, in una seconda fioritura settembrina. Non ha particolari esigenze in fatto di terreno, che però non deve mai essere secco, anche se ben drenato; le annaffiature dovranno essere sempre abbondanti in estate, non solo nei primi anni, in vaso come in piena terra. Si concima come C. trichotomum e, come questo, non ha nemici.

 Nelle terre d’origine, le foglie vengono utilizzate per preparare un decotto da applicare come cataplasma antispasmodico,  antinfiammatorio, antielmintico.

 

 

CRESCIAMO INSIEME
CERCA NEL PORTALE
LA RIVISTA