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Il topinambur, tubero curioso
Inviato da Redazione GI il 09-10-2013 23:49
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Il topinambur è il fratello minore del girasole: produce anch’esso bellissimi capolini gialli ma in autunno, poi va a riposo e da gennaio a marzo ci regala i deliziosi, morbidi tuberi dal sapore di carciofo.

 

C’è chi è innamorato delle sue infiorescenze, allegre margherite color giallo frittata che compaiono proprio quando la stagione chiude i battenti, in ottobre, e mai si sognerebbe di espiantarne le radici per buttarle in padella. E chi invece coltiva il topinambur in quantità cospicue proprio per sradicarlo dalla metà di dicembre in poi, quando la parte aerea è andata a riposo, ricavandone i gustosi tuberi da annegare nella bagna cauda piuttosto che da stufare con aglio e prezzemolo o da gratinare con besciamella e grana...

 

TOPINAMBUR: DA DOVE VIENE?
Breve destino di gloria, quello del topinambur: pianta spontanea delle pianure canadesi e statunitensi nordorientali, era apprezzata dai nativi proprio per il gustoso tubero. E come nuovo alimento venne infatti importato, dopo la scoperta dell’America, dai Francesi all’inizio del XVII secolo, riscuotendo ben più consensi della simile patata, che invece impiegò fino all’inizio del XVIII secolo per farsi apprezzare (in Irlanda). Tutti pazzi per la “patata selvatica”, al punto che noi Italiani la piantammo subito sia nell’Orto botanico di Padova – già attivo dal 1545 –, sia nel Giardino Farnese a Roma, da dove nel 1617 la trafugarono gli Inglesi per acclimatarla Oltremanica. La supremazia del topinambur durò appunto circa un secolo, poi la patata ebbe il sopravvento e la coltivazione della piccola poire de terre (pera di terra) venne abbandonata Oltralpe, mentre nel nostro Paese il “topinabò” resistette solo in Piemonte. Durante l'ultima guerra mondiale tuttavia, la carenza di prodotti petroliferi spinse la Francia a riprendere la coltura del topinambour, nella speranza di ricavarne alcol-carburante (tuttora sono in corso ricerche per convertirlo in biocarburante), ma in realtà oggi i tuberi sono destinati prevalentemente all’alimentazione.

 

TROVARE IL TOPINAMBUR PER COLTIVARLO O MANGIARLO
Questa è la stagione giusta per "monitorare" la presenza dei topinambur: vicino a fiumi, ruscelli o laghi, o comunque laddove il terreno è umido e sabbioso, spiccano i capolini giallo-oro.

Se siete interessati alla coltivazione, prendete nota delle località e aspettate il disseccamento della pianta, da dicembre in poi. Solo a partire da quel momento infatti, potete raccogliere i tuberi del topinambur, dopo che vi si sono immagazzinate le abbondanti e utili sostanze di riserva mobilizzate dalle parti verdi. Utilizzate un vanghetto scavando però con molta delicatezza, per non lesionare troppo i tuberi, che altrimenti divengono inservibili, e poneteli in un cestino di vimini. Non raccoglietene troppi per volta, per non depauperare la colonia: i tuberi più piccoli vanno sempre lasciati in loco per l'anno successivo.

 

Se la raccolta ha scopo gastronomico, non esagerate ugualmente nel prelievo, che non deve mai diventare un saccheggio (il discorso vale per tutti i prodotti della natura!): in frigorifero si conservano al massimo una settimana (non hanno nulla in comune con le patate, da questo punto di vista!). Pur girando per campagne e strade di pianura o di montagna non avete visto nemmeno un ciuffo color dell’oro? Niente paura: i tuberi di topinambur in vendita nelle bancarelle dei mercatini delle erbe non solo si possono mangiare, ma anche piantare in terra per ricavarne, l’anno prossimo, prima la fioritura e poi il raccolto. 

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