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Bromelia: una famiglia di piante tropicali
Inviato da Redazione GI il 25-11-2013 11:56
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Sia che crescano sui cavi dell’alta tensione che su altre piante le bromelie devono far fronte a una costante penuria d’acqua, che è stata risolta grazie a due strategie principali.

La prima consiste in alcuni piccoli peli, detti tricomi, che rivestono le foglie, dando alla pianta un aspetto quasi cangiante. I tricomi permettono alle bromelie di captare l’umidità atmosferica; disponendosi in alcuni casi secondo disegni e strisce che donano al fogliame ulteriore bellezza. Sarà dunque ottimale innaffiare le vostre bromelie sia direttamente sulle radici che attraverso delle regolari vaporizzazioni delle foglie.

L’altra caratteristica che permette a queste piante di vivere attaccate sul tronco dei grossi alberi, senza che le radici siano a diretto contatto con il suolo, è la disposizione delle foglie: di norma distribuite a rosetta concentrica per formare una specie di contenitore che tende a riempirsi di acqua piovana, creando dei veri e propri serbatoi.

Le bromelie non sono le uniche ad approfittare dell’accumulo di acqua che viene immagazzinata tra le loro foglie, infatti, all’interno di queste piccole pozze vivono e si riproducono insetti, anfibi come rane e salamandre, fino ad arrivare, come in Giamaica, a un granchietto rosso che ha fatto di queste “piscine” all’interno delle bromelie il suo habitat ideale.

 

BROMELIE GRANDI E PICCOLE
Tra le bromelie di maggiori dimensioni vi è la Puya raimondii, originaria delle montagne del Perù: può crescere fino a 3-4 metri di altezza, con un’infiorescenza a forma di pannocchia che supera anche i dieci metri. Rientrano nella famiglia delle bromelie anche le piccole Tillandsie. Queste bizzarre piante utilizzano le radici solo per ancorarsi a un substrato, mentre la funzione di assorbimento dell’acqua e dei nutrienti è totalmente demandata ai tricomi.

Anche le tillandsie possono essere cresciute in casa, necessitando però di una maggiore attenzione alle innaffiature che dovranno essere effettuate con regolarità o per vaporizzazione o per completa immersione della pianta in acqua. Da tenere presente però che acque troppo ricche in calcare o sali minerali potrebbero formare delle calcificazioni sui tricomi, facendogli perdere la loro capacità assorbente. Sarebbe, dunque, sempre meglio innaffiarle con acqua piovana.

 

STORIA DELLE BROMELIE
Le bromelie sono state utilizzate dagli uomini per migliaia di anni.
Gli Aztechi, i Maya e gli Inca le impiegavano per le utilità più disparate: ne hanno fatto cibo, fibre, medicinali o  decorazioni per le cerimonie sacre. L’interesse nei loro confronti sorse invece in Europa solo al ritorno di Cristoforo Colombo, quando dal Nuovo Mondo venne riportata quella che ancora oggi è forse la bromelia più famosa e utilizzata: l’Ananas (Ananas comosus). Nei viaggi successivi vennero riportate a scopo ornamentale anche la Guzmania ligulata, l’Aechmea fasciata e la Vriesea splendens, che sono a tutt’oggi tra le bromelie più diffuse e utilizzate per la loro bellezza e originalità di forme e colori.

 

CURIOSITÀ
Tra i frutti sempre presenti nei ristoranti italiani vi è sicuramente l’ananas; sembra quasi che non si possa concludere un pasto senza aver addentato prima la sua succosa polpa gialla. Tale abitudine deriva dalle proprietà digestive che questo frutto possiede: al suo interno infatti è stata individuata una sostanza che digerisce le proteine, chiamata bromelina. La bromelina viene impiegata, grazie a queste sue proprietà, per la lavorazione della carne in scatola, per aumentarne la morbidezza.

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