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Illicium
Inviato da Redazione GI il 09-12-2014 09:46
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Non sono molti che li conoscono, ma se parliamo di “anice stellato” sono certo che ad alcuni verranno in mente i loro frutti secchi, aromatici, che si possono trovare in erboristeria. Nulla a che vedere con l’anice vera  (Pimpinella anisum).

Famiglia:

Sono, piante  così particolari che hanno una famiglia solo per loro: le Illiciaceae.
Pare siano 42 le specie di illicium in natura, io ne ho solo 4, ma vi assicuro che è già una collezione.
Mi manca il vero anice stellato (Illicium verum), che proviene dall’Estremo Oriente, i suoi piccoli fiori di colore rosato precedono i frutti ed è l’unica specie che può essere usata, con moderazione, come spezie in cucina, tutte le altre sono da considerare tossiche.

Varietà:

All’inizio della  primavera mi fiorisce regolarmente l’I. anisatum, simile al precedente, con la medesima provenienza orientale, ma i fiori sono di colore  bianco crema.
Anche l’americano I. floridanum mi fiorisce, ma con un leggero ritardo rispetto al precedente e i suoi fiori, leggermente più grandi, sono di un bel rosso intenso.
Sto aspettando la fioritura dell’I. Henry; il suo fiore dovrebbe essere rosa carico.
Queste tre specie  sono da considerare più arbusti che alberi, superando di poco i 3 metri di altezza.
I fiori sono insoliti e molto belli, con colori dal bianco al rosso, la forma è simile, con i petali disposti a stella e aspetto ceroso. Le dimensioni vanno dai 2,5 ai 4 cm.
L’ultimo arrivatomi è l’l. parviflora. Pare sia quello che può svilupparsi di più, raggiungendo, nelle condizioni favorevoli 15 metri di altezza. Le sue foglie, come colore e consistenza, sono simili alle altre 3 specie precedenti ma più grandi, larghe 3 cm. e lunghe 15. I suoi fiori, color crema/giallo, dovrebbero essere notevolmente diversi come forma dai precedenti e meno interessanti.
Nell’aspetto generale sono tutti abbastanza simili, sempreverdi, con foglie coriacee lisce e lucide. Le foglie di tutte le specie se strofinate emanano una gradevole fragranza di spezie, diversa una dall’altra.

Coltivazione:

La nota dolente arriva quando si parla di coltivarli; non sono piante facili.
Le loro radici amano la libertà; costretti in vaso dimostrano di provare qualche fastidio, soprattutto per il controllo dell’irrigazione. Certamente non amano i ristagni d’acqua, che facilitano lo sviluppo di funghi patogeni sulle radici, e nei contenitori non è facile bagnare bene. Altro dubbio viene dal fatto che pare siano sensibili ai freddi intensi, non ho ancora provato a piantarne qualcuno nel giardino, lo farò non appena avranno raggiunto un certo viluppo.
Devo dire che le piante più grandi che conosco si trovano nei Giardini Botanici di Villa Taranto, e se pur in posizione non particolarmente protetta, hanno superato con leggerezza molti inverni gelidi. Gli va bene il sole e anche un po’ d’ombra, ma il terreno deve essere fresco e drenante, meglio non alcalino. Le talee, semilegnose, con un po’ di pazienza attecchiscono.

(Tratto da Vivere il giardino/incontri vegetali di Renato Ronco, Giardinaggio n.11, 2014)

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