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Villa Adriana, il sogno dell'imperatore
Inviato da Silviab il 14-03-2017 08:32
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Magnifica e sontuosa, è la più complessa tra ville romane. Una città voluta dall’imperatore Adriano, in cui si fondono le culture dell’antico mondo mediterraneo.  

Certi paesaggi andrebbero guardati dall’alto, non c’è dubbio, e Villa Adriana è uno di questi. Solo così si può immaginare la magnificenza di questa “città” ideale che nasce dalla fusione di elementi architettonici greci, romani e, in misura minore, egiziani; la sua grandiosità e complessità, le forme spesso bizzarre degli edifici, i suoi giardini interni e i vasti spazi naturali in cui si alternavano colori intensi e i verdi cupi della vegetazione mediterranea.

Capolavoro che riunisce le più alte forme di espressione culturale dell’antico Mondo Mediterraneo, Villa Adriana dal 1999 fa parte dei monumenti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

“Questa volta feci ritorno per terminare i miei giorni il più dignitosamente possibile. Tutto era stato predisposto per regolare il lavoro così come il piacere… Avevo dotato ciascuno di quegli edifici di nomi evocanti la Grecia… Sapevo bene che quella valle angusta disseminata d’olivi non era Tempe, ma ero giunto in quell’età in cui non v’è una bella località che non ce ne ricordi un’altra…”. Così la scrittrice Marguerite Yourcenar fa descrivere Villa Adriana all’imperatore Publio Elio Traiano Adriano, nel suo famoso romanzo “Memorie di Adriano”; il libro ha la forma di una lunga lettera-confessione che il vecchio e malato imperatore scrive al giovane Marco Aurelio, suo successore al trono.

L’IMPERATORE ADRIANO

Publius Aelius Hadrianus, noto semplicemente come Adriano, nato nel 76 d.C. e grande protagonista della Roma imperiale, rimane senza dubbio una figura di grande fascino e contraddizione. Accanto alla sua fama d’imperatore saggio e capace, che seppe consolidare le frontiere dell’impero, fu un uomo dalla forte personalità, colto, raffinato, grande amante della cultura greca, appassionato di architettura, pittura, musica e filosofia. Condottiero tenace e spietato, talvolta crudele, nonché instancabile viaggiatore, dedito a lussi e dissolutezze, è spesso ricordato anche per la sua controversa storia d’amore con il bellissimo Antinoo.

REGINA TRA LE VILLE

Villa Adriana si trova su un pianoro ai piedi della città di Tivoli - lungo la direttrice romana della Via Tiburtina - ed è la più grandiosa e fastosa tra le ville imperiali.

L’intero progetto, almeno nelle sue linee principali, è attribuito proprio ad Adriano che volle qui riunire - non solo metaforicamente - lo spirito dei luoghi conosciuti e amati nei suoi viaggi, quello dell’Antica Grecia soprattutto, e di Atene in particolare.

Non si tratta semplicemente di una lussuosa residenza di campagna nel senso convenzionale del termine, ma di una città vera e propria che occupa oltre 120 ettari, realizzata in due fasi successive, tra il 118 e il 133 d.C., ampliando strutture preesistenti portate in dote dalla moglie Vibia Sabina. Gli edifici residenziali, le terme, i giardini e i ninfei si distribuiscono in modo decisamente originale e, spesso, senza seguire canoni classici; tutte le zone e le strutture sono collegate tra loro non solo da percorsi di superficie, ma anche da una rete di vie sotterranee dedicate al personale di servizio, garantendo un’ottima funzionalità senza compromettere l’estetica dell’intero progetto.

Quello che oggi ammiriamo della splendida dimora dell’imperatore Adriano non è nemmeno lontanamente paragonabile alla realtà del passato, alla maestosità e complessità degli edifici, ai giardini decorati con fontane dai coreografici giochi d’acqua; poco rimane dei marmi pregiati che rivestivano pavimenti e pareti, delle raffinate decorazioni, dei mosaici policromi o in bianco e nero, e delle sculture. La straordinaria ricchezza di questo sito è stata quasi totalmente dispersa in secoli recenti e si trova ora custodita in diversi musei o collezioni private.

Per conoscere, anche se in modo approssimativo, la struttura del grandioso progetto di Adriano, abbiamo considerato tre gruppi di edifici: i quartieri orientali, centrali e superiori.

Del primo gruppo, con numerose e raffinate costruzioni, fanno parte il grandioso Palazzo Imperiale, la Piazza d’Oro, chiamata così per le avanzate soluzioni architettoniche e i materiali di pregio, il Teatro Marittimo, una delle strutture più note e caratteristiche dell’intera area archeologica. Quest’ultimo sostanzialmente una piccola isola circondata da un canale anulare, con un grande porticato di notevole diametro sostenuto da colonne in stile ionico su cui si pensa fosse posta una vera e propria domus.

Vi sono poi il Teatro Greco e il Tempio di Afrodite Cnidia, ai quali si arriva percorrendo un viale adornato di cipressi. Il primo, ben conservato, ha una conformazione classica con un diametro di 36 metri mentre il piccolo tempio è stato ricreato a fine degli anni ’50 utilizzando frammenti architettonici. Il vicino Cortile delle Biblioteche deve il nome a due edifici quasi gemelli, la Biblioteca latina e la Biblioteca greca. Nei pressi si trova anche il padiglione delle Tempe, grande terrazza panoramica che porta il nome di una valle della regione greca della Thessaglia.

Il Pecile, ispirato dalla famosa Stoa Pecile di Atene (nota anche come Portico Dipinto per via delle bellissime decorazioni pittoriche), è un quadriportico monumentale con giardino e grande piscina interna, dedicato alla conversazione e camminate di riflessione. Nelle vicinanze vi è una particolare e imponente costruzione nota come Cento Camerelle, dove si pensa alloggiassero la guardia imperiale, personale di servizio e schiavi.

Dei quartieri centrali fa parte il celebre Canopo, in cui Adriano ha voluto riprodurre il canale che collegava l’omonima città con Alessandria d’Egitto - una semplice citazione, ovviamente; adornato con diverse statue d’ispirazione ellenistica, termina con un edificiogrotta a forma di conchiglia, ricco di nicchie e fontane (Serapeo). Grande attenzione era rivolta ovviamente alle strutture termali, le Grandi e Piccole Terme, le prime destinate agli uomini e piuttosto simili ai classici ambienti termali romani; le seconde, più piccole ma con struttura architettonica avanzata e raffinate decorazioni, erano dedicate alle donne o forse allo stesso imperatore.

Infine, tra gli edifici dei quartieri superiori ricordiamo la poco conosciuta Accademia, col Tempio di Apollo e un giardino interno, e la Torre di Roccabruna, robusta costruzione a tre piani, con ogni probabilità ispirata dalla Torre dell’Accademia di Atene; un semplice belvedere o forse anche osservatorio astronomico.

VERDI TESORI

Al di là del valore puramente architettonico/archeologico di Villa Adriana, quello che a prima vista colpisce il visitatore, è la serena convivenza degli edifici monumentali col paesaggio naturale interno e circostante, punteggiato soprattutto da migliaia di ulivi.

In mezzo alle preziose vestigia vi sono anche ospiti verdi d’eccezione, primo fra tutti il cosiddetto “albero bello” che, in realtà, nulla a che fare con la nota località pugliese; si tratta di un ulivo ultracentenario dall’imponente chioma, alto sedici metri e con una circonferenza di quasi sei. Resiste ancora rigoglioso al peso degli anni, al potere dei fulmini (1912) e agli effetti della devastante gelata del 1985.

A questo patriarca verde fanno compagnia due cipressi - anch’essi ultrasecolari - diversi lecci di notevole struttura ed età, roverelle, frassini, pini domestici.

La vegetazione attuale (di origine settecentesca, dovuta al conte Fede che fu proprietario in quel periodo), valorizza alla perfezione il sito archeologico, donando un colore mediterraneo puro, minimalista, ma di grande impatto. Sebbene non sia possibile conoscere esattamente la vegetazione della sfarzosa residenza imperiale, è fuori dubbio che la componente verde giocasse un ruolo molto importante. Il sereno paesaggio dal quale Villa Adriana era circondata, gli appartati giardini interni, le splendide prospettive, denotano non solo un semplice effetto decorativo ma anche un cambiamento di direzione. Infatti, proprio in quei tempi attraverso i contatti con la Grecia e l’Oriente, s’incominciava a cambiare il modo di concepire il verde; accanto alla funzione dell’hortus produttivo, andava emergendo pian piano il concetto di “giardino”, uno spazio a puro scopo ornamentale in cui coltivare fiori, alberi e arbusti.  

 

(Testo e foto di Ioannis Schinezos e Roberta Pagano - Pubblicato su Giardinaggio 3/2014)

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