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In prima linea: le piante frangivento
Inviato da Silviab il 11-07-2017 09:07
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Barriere verdi in varie forme hanno accompagnato l’evoluzione umana attraverso i secoli, come recinti per il bestiame, poi per delimitare i confini, proteggere dagli intrusi e schermare viste non gradite, ruoli tuttora fondamentali nel giardino moderno.

Al passo con i tempi, rivestono grande importanza ai nostri giorni anche per la capacità di attutire i rumori, filtrare polveri inquinanti e per suddividere lo spazio interno del giardino arricchendone la prospettiva e la funzionalità. L’impianto di barriere adeguate contribuisce a stabilizzare i pendii, preservandoli dal dilavamento e dall'erosione superficiale. E nei contesti ventosi, assolve all'importante compito di frenare le correnti, rendendo lo spazio verde fruibile e piacevole.

I CRITERI DELLA SELEZIONE

Come principio generale, le piante utilizzate per formare siepi protettive sono arbusti, o talvolta alberi, con tipologie di crescita e vegetazione adatte allo scopo primario di barriera; non sono quindi da selezionare in base alla fioritura o altre caratteristiche di minore rilevanza. Premettendo che l’adattabilità al clima rimane sempre essenziale, in situazioni urbane la scelta è più indipendente da considerazioni ambientali, mentre nei giardini inseriti in contesti naturali è importante assicurare la buona armonia con il paesaggio avvalendosi di specie locali, almeno come prima linea di difesa. Per costituire barriere valide sono preferibili solidi esemplari sempreverdi, che si mantengono ornamentali nell’arco dell'anno, ricordando che le specie a chioma densa, con fogliame piccolo o medio, resistono meglio ai fenomeni metereologici più dannosi (forti venti, grandine), oltre a costituire un ‘filtro’ atmosferico più efficace. Altri requisiti necessari sono una buona resistenza al freddo, alle malattie e, soprattutto nelle situazioni con pronunciati dislivelli, un apparato radicale robusto che si ancori solidamente al terreno, abbinato se possibile a una crescita medio rapida. Anche il livello di manutenzione richiesto, soprattutto riguardo alla potatura, dovrebbe sempre costituire uno dei principi selettivi fondamentali.

LE PIU' AFFIDABILI

L'attuale orientamento nella progettazione del verde indica una tendenza all'impiego di specie autoctone o almeno di lunga presenza per formare la struttura permanente dei giardini al mare: anche se lo sviluppo è in alcuni casi più lento, la resistenza alla salsedine e alla siccità estiva assicurano migliori risultati. Gli spazi medi e grandi possono ospitare barriere multiple, partendo da una o più file di alberature come il tamerice (Tamarix ramosissima) o il pino marittimo (Pinus pineaster, P. pinea e P. halepensis) e sostenute sottovento da siepi sempreverdi di rinforzo tra cui in particolare il pitosforo e anche lentisco, corbezzolo o fillirea, specie nostrane che si rivelano resistenti, rustiche e di bella presenza tutto l’anno. Tamarix ramosissima è amante del mare e si adatta alla vita da spiaggia senza curarsi del vento salmastro. Accetta tutti i terreni, anche sabbiosi, ma evita quelli calcarei. I minuti fiori rosa erompono a giugno-luglio in spighe erette e piumose. Come barriera informale necessita di potatura a fine inverno per mantenere una vegetazione folta e compatta. In forma arborea fornisce un’efficace prima linea senza raggiungere le dimensioni spesso proibitive dei pini.

Tra i sempreverdi di rinforzo spicca Pittosporum tobira, specie non autoctona ma di antica origine giapponese, ormai così diffuso da rappresentare un classico dei giardini al mare. Al sole o all’ombra, la sua facilità di coltivazione, resistenza alla salsedine e docilità alle potature lo rendono una presenza insostituibile, anche se all’ombra diventa meno denso e più allargato. Il fogliame sempreverde, lucido e coriaceo dimostra buona resistenza al vento salmastro e in aprile-maggio è impreziosito da infiorescenze bianche profumate d'arancio. Nell’ambiente idoneo (estate calda con inverni miti) raggiunge velocemente 3-4 m di altezza, offre inoltre la possibilità di formare splendidi alberelli.

Arbutus unedo, il corbezzolo, sfoggia anch’esso un portamento rigoglioso e una chioma densa con fogliame sempreverde scuro e lucido, rallegrato da un’abbondanza di fiorellini bianchi e frutti eduli rosso vivo, molto ornamentali. Lasciandolo crescere liberamente può raggiungere oltre 4-5 m di altezza.

Il lentisco, Pistacia lentiscus, è un’altra specie spontanea e decorativa diffusa in tutto il bacino mediterraneo, dalla costa alla pianura fino alla bassa collina. Resiste bene a siccità prolungata e a potature drastiche; la vegetazione densa e le dimensioni ridotte delle foglie si prestano anche a siepi formali e geometriche.

Phyllirea angustifolia (6-7 m), arbusto o alberello sempreverde della famiglia dell’olivo, è un’altra tipica costituente della macchia mediterranea che colonizza terreni difficili e siccitosi. In Italia è diffusa lungo la costa tirrenica, sino a 600 m di quota. Si presta bene come siepe, data la tolleranza alle potature e ai fattori climatici avversi.

DALLA PRIMA ALLA SECONDA LINEA

Per ‘fortificare’ i confini, Hippophae rhamnoides, detto olivello spinoso, crea indubbiamente la barriera più impenetrabile, grazie ai feroci aculei distribuiti lungo i rami. Seppure paragonato a un ‘filo spinato vegetale’, le foglie verde argentee e i frutti autunnali arancio vivo ne ingentiliscono l’aspetto. I suoi luoghi d’elezione sono i litorali marini di tutta l’Europa settentrionale, ma è molto adattabile e resiste sia al clima caldo e secco che a quello freddo (fino a -20 °C) se il terreno è ben drenato e al sole. È una delle piante più indicate per le coste e tollera senza problemi i venti impetuosi e la salsedine, anche in riva al mare. Per una siepe compatta, basta mantenere una distanza di circa 1 m tra gli esemplari. Si può potare a fine agosto-settembre, ma la struttura intricata dei rami non rende la barriera facilmente gestibile in forme definite e la pianta si esprime al meglio in libertà, raggiungendo in pochi anni 4 m di altezza.

Tra le essenze più tipiche per barriere marittime di seconda linea (giardini costieri non direttamente sul mare) troviamo alloro (Laurus nobilis) e leccio (Quercus ilex) ma anche Elaeagnus ebbingei, Euonymus japonicus e i tradizionali oleandri (Nerium oleander) dalla straordinaria fioritura, tutti eminentemente adatti a formare valide siepi a scopo schermante, frangivento e antirumore.

Per delimitare i confini o ripartire lo spazio interno con siepi medie è in genere indicato Teucrium fruticans, il camedrio femmina, che richiede, come tutte le piante costiere, il pieno sole e si adatta a tutti i terreni ben drenati, anche calcarei. Amante dei climi miti, si sviluppa spontaneamente lungo le coste calde e siccitose e beneficia di annaffiature regolari solo nei periodi più asciutti. Fiorisce tra aprile e maggio, poi sporadicamente anche d’estate se irrigato, rinnovando la produzione dei fiorellini azzurro viola nel periodo autunnale ed estendendola all'inverno in assenza di gelo. Il fogliame grigioverde è coperto da una lanugine argentea. Forma una siepe a rapido sviluppo, non teme gli spruzzi salini ed è perciò idoneo anche alle posizioni esposte, raggiungendo 2.5 m di altezza. È piuttosto scomposto: si può potare anche due o tre volte l'anno per mantenere una chioma compatta ma lo sviluppo informale permette la migliore espressione vegetativa.

Recenti importazioni dalla fioritura ornamentale, come Grevillea robusta, Callistemon citrinus, Leptospermum scoparius e Polygala myrtifolia, per quanto molto interessanti per i giardini al mare, sono da considerarsi esemplari fioriferi da bordura, perché la resistenza agli inverni freddi è limitata: ad eccezione delle regioni più calde non si addicono infatti a formare solide barriere frangivento di lunga durata.

IMPATTO E BELLEZZA LUNGO LA COSTA

• Diffusi lungo le coste e coltivati a scopo ornamentale, i pini marittimi hanno radici forti e vigorose che possono ancorarli anche a terreni rocciosi e poveri; crescono forti e rigogliosi in luoghi soleggiati con clima mite e vanno innaffiati da giovani, mentre da adulti si accontentano dell’acqua piovana.

• Adatto alla seconda linea, quindi non direttamente fronte mare, l'alloro (Laurus nobilis) è una tipica essenza mediterranea, molto diffusa nelle zone a clima temperato per formare siepi; ama i luoghi soleggiati ma tollera la mezz'ombra, si adatta a qualunque terreno ben drenato e in genere si accontenta delle acque piovane.

• Il Callistemon proviene dall'Australia e crea splendide bordure fiorite anche lungo le nostre coste: provvede una protezione stabile solo in climi miti, perché ha una resistenza limitata al freddo dell'inverno.

CONSIGLI PER L'IMPIANTO E LA CURA DELLE BARRIERE VERDI

La realizzazione di siepi e filari non presenta particolari difficoltà anche se, al fine di ottenere facilmente una crescita rapida e vigorosa, è opportuno seguire alcuni accorgimenti nell'impianto e nella manutenzione.

Schema d'impianto: le piante per barriere verdi si possono mettere a dimora secondo diverse disposizioni: in filare unico rettilineo, su più fasce parallele, in linea curva semplice o doppia, in gruppi più o meno fitti.

Scelta delle piante: è in genere preferibile scegliere esemplari di 3-4 anni, con un’altezza massima di 140- 160 centimetri. In tal modo vengono sensibilmente ridotti i rischi di scarso attecchimento, si favorisce un vigoroso sviluppo già a partire dall'anno dell'impianto e si riducono notevolmente i costi di acquisto degli esemplari.

Distanze tra esemplari: a seconda della specie prescelta, la distanza ideale tra gli esemplari può variare. Considerando la messa a dimora di piante alte circa 1.5 metri, ci si può attenere a titolo indicativo alle seguenti distanze sulla fila: 80-100 centimetri per alloro, leccio, corbezzolo, olivello spinoso, eleagno; 50-70 cm per pitosforo, lentisco, fillirea.

Preparazione del terreno: in autunno o in primavera si procede allo scavo delle buche, profonde 50-70 cm e ampiamente in grado di accogliere l'intera zolla. Sul fondo si pone uno strato di terriccio universale organico e fertile e si aggiungono concimi chimici in granuli Consigli per l'impianto e la cura delle barriere verdi ricchi in azoto (stimola lo sviluppo fogliare) e fosforo (favorisce la radicazione), in dosi di circa 20-30 g per buca.

Piantagione: le piante non devono essere collocate troppo in profondità, ma allo stesso livello che avevano nel vaso o in zolla. Irrigare abbondantemente dopo l’impianto, ripetendo l’operazione appena il terreno tende ad asciugare. Generalmente le piante da siepe non hanno bisogno di tutori di ancoraggio al terreno.

Cure e manutenzione: per i primi due anni la siepe va sottoposta a limitati interventi di potatura, necessari solamente per dare una forma armonica alle piante e stimolare vigorosi ricacci in grado di chiudere gli spazi tra pianta e pianta. Negli anni successivi si possono operare tagli di potatura più vigorosi, sia sulle fasce laterali sia in punta.

 

(A cura di Luisa Ferrari - Pubblicato su Giardinaggio 7-8/2011)

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